Immigrazione: il governo lavora alle modifiche ai decreti sicurezza

La proposta avanzata da Lamorgese prevede il mantenimento dell’impianto normativo varato dal governo gialloverde, accogliendo le osservazioni critiche mosse dal Quirinale.

decreti sicurezza

Foto: Anne CHAON / AFP

Il governo è al lavoro per modificare i decreti sicurezza varati dal governo gialloverde, accogliendo così le osservazioni avanzate dal Quirinale. La questione è stata al centro del consiglio dei Ministri svoltosi lunedì 17 febbraio. Pur in assenza di una posizione univoca in merito, fonti interne a Palazzo Chigi confermano la condivisione dell’esigenza di «riscrivere i decreti Salvini» votati e sostenuti, lo ricordiamo, anche dallo stesso Movimento 5 Stelle e dal premier Conte. Se M5S e parte del Pd si dice ottimista dei progressi compiuti, in molti denunciano la sostanziale continuità con l’operato dell’ex titolare del Viminale e chiedono un cambio di rotta più deciso.

La proposta di modifica

La ministra Lamorgese ha spiegato che, vista la delicatezza della questione, lavorerà affinché la riforma dei decreti sicurezza non diventi «materia di scontro politico». Sebbene l’accordo nella maggioranza resti lontano, è possibile individuare le linee guida dell’intervento. In primo luogo, la ministra vorrebbe ridurre da 180 a 120 i giorni massimi di permanenza nei Cpr prima dell’espulsione che, ricordiamo, è pressoché impossibile in assenza di accordi con i Paesi di provenienza.

Contestualmente, si ragiona di inasprire le pene per «l’allontanamento arbitrario da tali strutture e per le condotte violente commesse» al loro interno. Quanto alle espulsioni, queste sarebbero vietate non più solo per le persone «a rischio di tortura», ma anche per chi rischia «trattamenti inumani e degradanti».

La proposta Lamorgese intende poi rafforzare il ruolo delle commissioni territoriali, sia per esaminare «la domanda reiterata in fase di esecuzione di un provvedimento di allontanamento» che nel «rilascio di un permesso di soggiorno agli stranieri in condizioni di salute di particolare gravità». A tal proposito va notato che non è previsto il ripristino della protezione umanitaria, abolita dall’azione del suo predecessore, che ha portato a un incremento del numero di irregolari. Ci si limiterebbe semplicemente all’ampliamento della tipologia dei permessi di protezione speciale ai soggetti che mostrino disagio psichico, alle vittime di tratta, alle persone vulnerabili e ai nuclei familiari. Allo stesso modo non è prevista la reintroduzione degli Sprar.

Altro punto critico riguarda le sanzioni per le Ong che violino il divieto di ingresso nelle acque territoriali. Nei decreti sicurezza era prevista una multa fino a 1 milione di euro, l’arresto del comandante e la confisca dell’imbarcazione. Le modifiche proposte da Lamorgese si limitano a ridurre la gravità delle pene: la multa verrebbe abbassata a un massimo di 50 mila euro, mentre l’arresto e la confisca scatterebbero solo in caso di reiterazione della condotta.

La nuova formulazione interverrebbe anche sulle sanzioni per minacce e ingiurie a pubblico ufficiale. I decreti sicurezza prevedevano la reclusione fino a 5 anni, mentre la proposta discussa lunedì si limita a circoscrivere l’elenco dei soggetti per i quali tali misure si applicherebbero: agenti di polizia, ufficiali di pubblica sicurezza, vigili urbani e magistrati in udienza.

Quanto alla cittadinanza, si discutere di riconoscere ai richiedenti asilo la possibilità di iscriversi all’anagrafe, accogliendo così i ricorsi presentati nell’ultimo anno in tal senso. Accantonata per il momento l’ipotesi dello ius culturae, si discuterebbe di dimezzare il termine massimo per la conclusione delle pratiche di concessione della cittadinanza portandole a 2 anni.

Le reazioni del governo

Vito Crimi invita alla prudenza: «Tornare indietro vanificherebbe i risultati ottenuti», ha spiegato il leader pro tempore dei pentastellati. «Ciò che può essere migliorato, perfezionato, incontrerà il nostro pieno appoggio». Secondo Crimi «I decreti sicurezza sono stati concepiti sulla scorta di un’esigenza reale, per affrontare criticità a tutti evidenti e rispetto a cui il nostro Paese aveva bisogno di compiere passi in avanti e trovare soluzioni. Tornare indietro vanificherebbe i positivi risultati ottenuti. Per questa ragione ritengo che si debba affrontare questo grande tema senza assumere posizioni preconcette, ma lavorando oggi in vista del prossimo futuro».

Sulla stessa linea anche il Pd. Se da un lato una parte del partito chiede l’abolizione dei decreti sicurezza, dall’altra c’è chi – per un discorso di realpolitik – si accontenterebbe di una loro revisione. Per Matteo Orfini, ad esempio, «C’è un depotenziamento della crudeltà, ma rimane lo stesso impianto culturale e politico. Sono modifiche insufficienti». La richiesta è di intervenire in maniera profonda sulla normativa in materia di immigrazione (la legge Bossi-Fini) e di cancellare il memorandum con la Libia sottoscritto dall’allora ministro Minniti. La stessa spaccatura si registra anche in LeU. Per il capogruppo Federico Fornaro, «Il tema non è l’abolizione dei dl Salvini ma si tratta di mettere mano ai testi». Per Italia Viva i decreti sicurezza rappresentano tra «i punti più bassi della produzione legislativa del Conte 1 e vanno completamente modificati».

Il commento di Matteo Salvini

«Chi dice di voler cancellare i decreti sicurezza dimezza la potenza di fuoco dell’Agenzia antimafia», è stato il commento di Matteo Salvini. Perché, contrariamente a ogni principio di omogeneità del testo, all’interno di quei provvedimenti non si trattava solo di immigrazione ma anche di lotta alla mafia e daspo per i tifosi. «Cancellare i decreti sicurezza significa aiutare la mafia e gli spacciatori di droga. Nei decreti – ha aggiunto Salvini – c’erano soldi per le telecamere nei Comuni, più poteri ai sindaci, assunzioni di donne e uomini delle Forze dell’ordine, raddoppio dei fondi per l’Agenzia per beni confiscati alla mafia, tutele per gli agenti in servizio nelle piazze violente».

Daniele

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