Riforma delle intercettazioni: la Camera approva il decreto

Il decreto contenente la riforma delle intercettazioni, già approvato con voto di fiducia al Senato, è stato approvato dalla Camera con 246 voti favorevoli e 169 contrari.

intercettazioni

Foto: Ansa

AGGIORNAMENTO DEL 28/02/2020

Con 246 sì e 169 no, ieri la Camera ha approvato in via definitiva il decreto intercettazioni. Il via libera è arrivato dopo una gestazione durata due anni. Soddisfazione è stata espressa dal ministro della Giustizia Bonafede. “La legge appena approvata potenzia le intercettazioni come strumento di indagine ma, nel contempo, garantisce una difesa solida della privacy“, ha commentato. Di diverso parere le opposizioni. Forza Italia considera il decreto un “provvedimento liberticida“, specie per quanto riguarda il trojan (il captatore informatico inserito in smartphone e dispositivi mobili).

Al fine di consentire alle procure di adeguarsi alla normativa, le nuove norme entreranno in vigore a partire dal 1° maggio 2020.

Decreto intercettazioni: cosa prevede

Il decreto legge sulle intercettazioni è stato approvato dal consiglio dei Ministri nel dicembre 2019. Esso va a modificare la riforma Orlando, varata dall’ex Guardasigilli nel 2017 e nei fatti mai entrata in vigore. Per prima cosa, il provvedimento stabilisce che la nuova disciplina si applicherà ai procedimenti penali iscritti a partire dal 29 febbraio 2020 e non avrà effetto retroattivo. Spetterà inoltre al pm (e non più alla polizia giudiziaria) la selezione del materiale intercettato rilevante per le attività di indagine e l’onere di evitare che vengano utilizzati elementi e/o espressioni che possano danneggiare soggetti terzi o incidano sui dati sensibili.

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A quanto si apprende, la difesa potrà ottenere una copia dei soli dialoghi rilevanti ai fini processuali e non di tutti i dialoghi intercettati dall’accusa. Una decisione, questa, dovuta alla volontà di impedire la pubblicazione di stralci non di interesse pubblico da parte dei giornali che, oltre a limitare potenzialmente i diritti della difesa, segna un passo indietro rispetto alla posizione da sempre fatta propria dal Movimento 5 Stelle. Nel giugno 2017, ad esempio, Bonafede spiegava che «Il diritto all’informazione non può essere limitato», sostenendo che i contenuti derivanti da intercettazioni debbano essere pubblicati sui giornali qualora abbiano rilevanza pubblica. Lo stesso criterio, aggiungeva il ministro, si applicherebbe alla pubblicazione di atti giudiziari segreti, che non dovrebbe essere punita. La pubblicazione degli stralci delle intercettazioni potrà inoltre avvenire solo dopo che l’indagato ne sia venuto a conoscenza.

Quanto ai trojan, la riforma prevede che possano essere utilizzati per i reati contro la pubblica amministrazione commessi sia da pubblici ufficiali, sia dagli incaricati di pubblico servizio puniti con oltre 5 anni di reclusione. Il loro uso deve comunque essere adeguatamente motivato e giustificato. Come già stabilito dal decreto Spazzacorrotti, inoltre, tali strumenti possono essere impiegati anche nei luoghi di dimora privata “previa indicazione delle ragioni che ne giustifichino l’utilizzo”. Infine, il dl stabilisce che i dati saranno archiviati in un apposito database istituito presso ogni Procura e accessibile dagli avvocati difensori in loco per un periodo di tempo deciso dal pm stesso.

Fin dal suo insediamento, il ministro Bonafede aveva annunciato l’intenzione di riformare la normativa sulle intercettazioni al fine di superare il decreto Orlando. Gli unici provvedimenti varati fino a questo momento prevedevano il congelamento della normativa approvata nel 2017, che non è quindi mai entrata in vigore. Nonostante l’enorme ritardo con cui la riforma è stata approvata (a giugno 2018 Bonafede la considerava una priorità assoluta del governo), possiamo considerare rispettata la promessa dal ministro della Giustizia.

✅ PROMESSA RISPETTATA

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Daniele

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