Coronavirus, la mossa della Bce: al via il quantitative easing per 750 miliardi di euro

Nella notte, la Bce ha annunciato un’azione straordinaria di quantitative easing per sostenere le economie dell’eurozona e contenere l’impennata dello spread. Lagarde: «Tempi straordinari richiedono azioni straordinarie».

quantitative easing

Foto: La Repubblica

La Bce mette sul tavolo 750 miliardi di euro di titoli pubblici e privati da acquistare per sostenere l’economia dell’eurozona. Si tratta di una vera e propria azione di quantitative easing il cui obiettivo è duplice: fornire immediata liquidità al sistema bancario – e dunque alle economie – degli Stati membri e contenere la corsa dello spread, specie per i Paesi più esposti come l’Italia. Non da meno, l’intervento straordinario servirà anche per tutelare il mercato europeo dalle ingerenze di potenze straniere, a partire dalla Cina.

La decisione è stata presa nella notte, a termine di una riunione di emergenza del consiglio della Bce. «Tempi straordinari richiedono azioni straordinarie», ha commentato la presidente Christine Lagarde, al centro delle polemiche la scorsa settimana proprio per una sfortunata dichiarazione riguardante il ruolo delle istituzioni comunitarie nella gestione dello spread.

Con il Pandemic Emergency Purchase Programme – questo il nome dell’intervento -, la Bce comprerà titoli pubblici e privati dagli Stati membri, emettendo denaro corrente che potrà essere utilizzato nelle economie locali. Al momento non è stato indicata una data di termine del programma, che potrà essere prorogato fino alla conclusione dell’emergenza coronavirus. In ogni caso, si legge nel documento, il termine non arriverà «prima di fine anno». Saranno inoltre consentite «fluttuazioni nella distribuzione dei flussi di acquisto nel tempo, fra classi di asset e giurisdizioni». Ciò significa che la Bce potrà compiere acquisti mirati per contenere la crescita dello spread per i Paesi più esposti.

A rendere necessario l’intervento massiccio della Bce, che ricorda l’ormai noto whatever it takes pronunciato dall’allora presidente Mario Draghi nel 2012, è il delicato momento attraversato dalle economie dell’eurozona. Nelle ultime settimane, infatti, lo stop forzato dell’economia italiana dovuto alle misure di contenimento del virus unito all’irrefrenabile crescita del debito pubblico hanno portato a un’impennata dello spread, arrivato ieri a toccare i 320 punti base. Non solo. Una crescita analoga – seppur più contenuta – dei differenziali si è registrata anche in Francia e Olanda. Le ultime stime prevedono inoltre il crollo del Pil dei Paesi dell’euro, che potrebbe attestarsi a -5%.

Le misure annunciate dalla Bce si aggiungono naturalmente a quelle contenute nel cosiddetto decreto cura Italia approvato dal consiglio dei Ministri nella serata di lunedì, per il quale rinviamo all’articolo dedicato.

Daniele

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